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Vorremmo presentarvi alcune curiosità sulla storia di Livigno! (di nostra conoscenza, sentite e lette)

“Non avere memoria delle proprie radici, delle proprie usanze, dei propri avi è segno inequivocabile di cultura bassa. Per questo ho sempre apprezzato i tentativi di tenere vive quelle memorie”
Marco Vitale

Il libro di Silvestri rappresenta a pieno questi preziosi tentativi di testimoniare e
serbare la memoria.

Il libro del Maestro Battista “Livigno … c’era una volta”

Un libro scritto da Luigi G. Battista Silvestri che conobbi come Maestro Battista, inizia con la seguente dedica:

“Ai miei nipoti, perché conoscendo meglio il loro Paese lo amino come l’hanno amato sempre i loro Antenati”.

E racconta che l’insediamento livignasco è frutto del lavoro di generazioni di
montanari. Nel 1187 fu infeudato ai Venosta sotto il nome di “Livignòlo” dal Vescovo di Como Ardizzone.
Il bene primario del paese era il bosco, che a causa del clima cresceva molto
lentamente. Un larice o un cembro per essere utilizzato nella costruzione della casa, richiedeva un periodo vegetativo di 250/300 anni.
Per questo motivo la popolazione di Livigno decise di impegnarsi a rispettare la
crescita del bosco e di utilizzare solo lo stretto necessario. In seguito questa
decisione venne tramandata di generazione in generazione.
Livigno è una valle che dalla Forcola al Gallo, da sud a nord rasenta una lunghezza di 25 chilometri a cui se ne deve aggiungere altrettanti per percorrere le valli laterali di Trepalle e Federia.

Gli edifici di Livigno erano distribuiti su tutta la lunghezza del paese.
Per questo motivo divenne molto importante la realizzazione e la costante manutenzione delle strade.
A tali incombenze si provvedeva con le giornate obbligatorie.

Gli amministratori fissavano un certo numero di giornate lavorative, due o tre a primavera e altrettante in autunno, che ogni famiglia doveva prestare gratuitamente per il mantenimento di un bene comune come le strade.
Durante l’inverno, dopo ogni nevicata la strada veniva segnata dalle donne che per prime vi transitavano, calpestando la neve fresca, per recarsi a messa alle cinque di mattina.

In primavera i prati venivano concimati, puliti e preparati per la crescita del nuovo, unico, vitale taglio estivo di fieno, che avrebbe alimentato il bestiame per otto lunghi mesi.
Il sistema delle giornate obbligatorie provvedeva anche alla costruzione dei ponti e alle arginature del fiume nei periodi di piena.
Con quelle norme che si erano liberamente dati per sopravvivere a tutte le avversità, i livignaschi conducevano una vita estremamente povera, producendo l’indispensabile per vivere, in pochi casi maggiorato dai proventi dei familiari emigrati nei paesi della vicina Svizzera. Qui, oltre ad essere retribuiti, riuscivano ad apprendere nuovi metodi di lavoro, nuove tecniche delle costruzioni, nuovi impieghi dei materiali.

Per avere una sia pur stretta e tortuosa carrozzabile strada che congiungesse
direttamente Livigno all’Italia, attraverso il Passo di Foscagno, si dovette attendere fino al 1914.
Spero che la mia breve sintesi vi sia piaciuta, se sono riuscita a suscitare anche
interesse e simpatia, sono particolarment felice!

Il libro è disponibile in commercio, il villaggio e i suoi abitanti saranno lieti di
accogliervi.
Mi piacerebbe presentarvelo!
Inken

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